Bepicolombo - SYmbio-sys STC

Lo Stereo Imaging Channel (STC) fa parte di uno strumento SIMBIO-SYS (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory SYStem) che sarà montato a bordo del modulo MPO della sonda spaziale ESA Bepicolombo. Bepicolombo è una missione cornerstone dell’Agenzia Spaziale Europea. SIMBIO-SYS è dedicato all’investigazione spettroscopica, all’imaging ad alta risoluzione e alla ricostruzione tridimensionale della superficie di Mercurio. Tale strumento è stato interamente progettato da centri di ricerca italiani per conto dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ed è un sistema a singolo IFE (Instrument Front End) che include tre diversi “canali”. La filosofia adottata nella progettazione è quella di integrare, il più possibile, obiettivi scientifici e caratteristiche tecniche per massimizzare il ritorno scientifico e, allo stesso tempo, minimizzare la richiesta di risorse.
SIMBIO-SYS è costituito da tre strumenti:

• High-Resolution Imaging Camera (HRIC)

• Stereo Camera (STC)

• Visual and Infrared Hyper-spectral Imager (VIHI)

SIMBIO–SYS disegno attuale dell’alloggiamento dello strumento sulla sonda.

Il concetto ottico innovativo su cui si basa il progetto di STC è stato studiato presso il LUXOR che si sta occupando di tutto quanto concerne la progettazione ottica e le problematiche legate alla ricostruzione stereoscopica in collaborazione con il l’INAF di Padova e il Dipartimento di Ingegneria Meccanica. Presso il laboratorio LUXOR verranno anche predisposte le strutture per la calibrazione geometrica, fotometrica e stereoscopica della camera.

Concetto ottico di STC –
push frame imaging della
superficie di Mercurio.




Possibile configurazione di STC

Il requisito scientifico principale imposto a STC è la capacità di fornire una copertura globale a colori della superficie del pianeta con una scala media di 110 m/px (con un minimo di 50 m/px all’equatore). La configurazione ottica della camera è stata studiata per soddisfare gli obiettivi derivanti dalla necessità di avere immagini in stereo per ottenere il Digital Terrain Model (DTM) e immagini a colori per studiare la composizione della superficie dell’intero pianeta. Lo strumento sfrutta un nuovo concetto di push-frame imaging per l’acquisizione delle immagini che serviranno per ricostruire la forma tridimensionale della superficie.